Palazzo Mina

Palazzo Mina

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Un palazzo particolare, appartenuto nella seconda metà del Settecento alla nobile famiglia Fadigati, fu trasformato in stile neoclassico con timpano, fregi e bassorilievi allegorici su disegno dell’architetto cremonese Luigi Bianziani. Mostra due ingressi, finestre con metope decorative, timpano con bassorilievo, giardino con cancellata ed obelischi; il tutto forma uno scenario solenne di tipo canoviano. Secondo le fonti locali, la struttura ospitò Filippo V di Spagna nel 1702 durante un passaggio per i suoi Stati, Carlo Emanuele di Sardegna nel 1733, Isabella di Borbone nel 1760 e Amalia d’Austria nel 1769, contendendo a Palazzo Manganelli (oggi residenza privata, la cui esistenza è attestata al XV secolo) l’onore di avere ospitato San Carlo Borromeo durante un suo passaggio in città. Il palazzo prende il nome dalla figura di uno dei volontari che parteciparono alle imprese garibaldine, Alessandro Mina, distinguendosi già nella seconda guerra d’indipendenza e poi nella spedizione dei Mille, diventando poi ufficiale. Sulla facciata della casa è l’iscrizione che ricorda l’ospitalità data proprio a Garibaldi nel 1862 e l’arringa che rivolse al popolo per raccogliere altri volontari volti alla liberazione della futura capitale d’Italia, al grido di “O Roma o morte”. A cavallo fra Ottocento e Novecento fu sede di un Collegio Convitto; mentre oggi è una residenza privata. L’attuale proprietaria del palazzo, Maria Gloria Tentolini, è una discendente di Alessandro Mina.

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Palazzo Mina

Palazzo Mina – Copertina
Palazzo Mina – Panorama
Palazzo Mina – Dettaglio Facciata
Palazzo Mina – Timpano e Acroterio
Palazzo Mina – Bassorilievo