Antica Grancia Benedettina
Temi: Storia - Visitatori: Adulti - Durata: 5 minutiL’Antica Grancia Benedettina di Sanguigna, nel territorio di Colorno, è uno di quei luoghi in cui la storia del paesaggio rurale risulta ancora visibile con chiarezza. Le sue forme attuali risalgono tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, ma la presenza di una corte in quest’area è molto più antica: infatti una bolla di Papa Lucio II del 1144 citò già la vicina Chiesa di San Salvatore, edificio a corte nominato come Ecclesiam S. Salvatoris de Sanguineo cum castro et curte. La Grancia appartenne all’Abbazia di S. Giovanni Evangelista di Parma fino al 1810 quando, con la soppressione degli ordini religiosi voluta da Napoleone, fu alienata divenendo di proprietà privata: un’azienda agricola dipendente dal monastero, nonostante fosse dotata di un’autonoma gestione.
La sua storia è strettamente legata al lavoro dei monaci e alla trasformazione di una zona che, intorno all’anno Mille, era fatta di foreste e acquitrini periodicamente raggiunti dalle acque del Po. Secondo le fonti, fu proprio in questo contesto che i monaci trovarono un luogo adatto all’allevamento, al ricavo di legname, argilla e pesce, oltre che utile per aprire un approdo sul fiume. Con il passare del tempo, la corte si consolidò al centro di terreni bonificati con queste strutture agricole che, diffuse nel Parmense, vengono ricordate anche come luoghi in cui si misero a punto ricette di prodotti tipici, con un richiamo particolare al Parmigiano Reggiano. Dagli anni Sessanta è legata alla famiglia Tiberti, che ha continuato l’attività agricola aprendosi anche all’ospitalità agrituristica e cerimonie matrimoniali.
L’impianto architettonico conserva ancora il carattere della corte agricola storica. L’edificio si sviluppa su due livelli attorno a un cortile interno lastricato in cotto, con portici e loggiati sui lati interni. Il corpo centrale è più alto rispetto alle ali laterali e il lato accanto alla Chiesa di San Salvatore è quello che mantiene meglio i tratti originari. A questo nucleo si aggiunsero, tra Seicento e Settecento, la Villa Padronale e altri elementi che arricchirono il complesso. All’interno restano un lungo corridoio con celle laterali, la cucina e una piccola cappella con decorazioni di gusto bibienesco, mentre all’ingresso si trova ancora la torre che un tempo, con il ponte levatoio, dava accesso alla corte. Più che un edificio isolato, la Grancia Benedettina restituisce la misura concreta di come lavoro agricolo, organizzazione monastica e trasformazione del territorio abbiano inciso nel tempo sulla campagna di Colorno.
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