Chiesa di Santo Stefano

Chiesa di Santo Stefano

Temi: Religione - Visitatori: Adulti - Durata: 5 minuti

La Chiesa di Santo Stefano si trova in piazzale Antonio Chevé, in prossimità dell’argine del torrente Parma, ed è uno degli edifici religiosi più antichi di Colorno. La testimonianza più antica della sua esistenza risale al 1354, anche se l’origine del luogo di culto risulta medievale: secondo una parte degli studiosi, fu la prima sede plebana del paese, prima che questa funzione passasse alla Chiesa di Santa Margherita (Duomo di Colorno). Ciò che è certo è che per secoli la chiesa mantenne un ruolo importante nella vita della comunità, anche per la sua posizione sulla sponda opposta del torrente rispetto al duomo, particolarmente utile quando le piene ne rendevano difficile l’attraversamento.

La sua storia è segnata da diversi passaggi di consegne. Dopo essere stata sede parrocchiale fino al 1582, la chiesa fu affidata insieme all’adiacente convento ai domenicani, che la gestirono fino alla soppressione degli ordini voluta da Guillaume du Tillot nel 1769. Nel 1637 subì il saccheggio delle truppe spagnole, mentre nel 1781 Ferdinando di Borbone incaricò Raffaele Cugini, allievo di Petitot, di una completa ristrutturazione che ne definì l’impianto neoclassico. Alla fine del Settecento, l’attiguo convento fu poi concesso ai gesuiti, guidati da Giuseppe Pignatelli, e proprio da Colorno prese avvio una nuova diffusione dello stesso ordine in Italia, prima della definitiva soppressione napoleonica.

L’edificio conserva ancora il segno di queste stratificazioni. La facciata, sobria e simmetrica, è scandita da lesene e coronata da elementi in terracotta, tra cui lo stemma borbonico sostenuto da figure della Fama. All’interno è visibile l’affresco del Martirio di Santo Stefano realizzato da Omar Galliani tra il 1973 e il 1974, a lungo nascosto da un muro e tornato visibile solo nel 2003. La chiesa, però, è oggi sconsacrata e visitabile solo dall’esterno, in quanto dichiarata inagibile dopo il terremoto del 2012. Proprio questa condizione la rende una presenza sospesa, ancora importante nella memoria di Colorno, ma segnata da una lunga vicenda di trasformazioni, usi diversi e interruzioni.

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