Oratorio della Santissima Annunziata
Temi: Religione - Visitatori: Adulti - Durata: 5 minutiL’Oratorio della Santissima Annunziata è situato nel contesto agreste di Vedole, frazione di Colorno lungo la Via Argine Santissima Annunziata immersa nella campagna della Bassa Parmense. La sua storia inizia nel 1568, quando l’originario luogo di culto fu eretto per la prima volta per volontà di Anna Sanseverino, sorella del conte di Colorno Gianfrancesco. In seguito, nel 1621, l’oratorio fu donato dai frati domenicani in favore della comunità di Colorno. L’edificio che si vede oggi appartiene però a una fase successiva: fu voluto da Dorotea Sofia di Neuburg, moglie del Duca Francesco Farnese, che nel 1719 ne promosse la ricostruzione in stile barocco con influssi bavaresi, affidandone il progetto all’architetto di corte Giuliano Mozzani. Al termine dei lavori, la benedizione del nuovo oratorio avvenne il 31 marzo 1720.
La vicenda dell’oratorio è strettamente legata alla storia di Dorotea Sofia di Neuburg. Le fonti narrano che la duchessa iniziò a frequentare il piccolo tempio dopo una caduta da cavallo avvenuta nelle vicinanze e che, divenutane proprietaria, ne fece uno spazio di devozione aggiungendo sul retro anche un casino destinato a canonica e sala da ricevimento personale: non a caso l’edificio è ricordato anche come Oratorio delle Duchesse. All’interno si concentrano alcune delle presenze artistiche più significative: la cupola affrescata da Sebastiano Galeotti con l’Assunta accolta in Paradiso dalla Trinità, l’Annunciazione di Giovan Maria delle Piane, detto il Molinaretto, e le tele laterali di Clemente Ruta. Sul portale d’ingresso fu collocato nel 1775 l’organo costruito da Giovanni Cavalletti, con cassa lignea intagliata da Ignazio Marchetti.
La sua identità passa soprattutto attraverso la forma architettonica: l’oratorio ha, infatti, una pianta centrale ottagonale impostata come una croce greca, con due piccoli campanili, una cupola a doppia volta e un tetto rivestito da piastrelle di maiolica gialle, blu e bianche, uno degli elementi che lo rendono subito riconoscibile. Tra il 1997 e il 1999 l’edificio è stato restaurato con l’intento di ripristinarne integralmente le forme settecentesche, mentre nel 2019 sono stati consolidati e restaurati i campanili danneggiati dal sisma del 2012. Ne emerge un edificio di culto raccolto ma molto caratterizzato, in cui la misura del luogo e la qualità della decorazione mantengono ancora oggi un legame evidente con la committenza ducale e con la cultura figurativa del primo Settecento.